Thailandia

Thailandia: la terra del sorriso


Nella Thailandia che ha visitato Nicole prima dello tsunami, il mare è cristallino come tutti dicono e sulle spiagge i massaggi sono molto rilassanti. Ma la Thailandia custodisce anche tradizioni di un popolo antico che, ancora oggi, trasmette tanta serenità.

Cartina della Thailandia 
Le foto di questa esperienza hanno incuriosito Manuela. Perciò, abbiamo pensato di sviluppare questo post sottoforma di intervista.

Considerando gli impegni da studente, visitare la Thailandia tra giugno e agosto è conveniente?
La stagione non è certamente la più adatta - dato che il clima è particolarmente umido- ma tutto sommato, ho viaggiato proprio ad agosto e non è stato poi così male!

Quanti giorni hai trascorso in Thailandia?
Io e la mia famiglia soggiorniamo quattro giorni nella capitale, per poi spostarci nell'isola di Phuket, dove rimaniamo nove giorni. Il viaggio è organizzato: quando si va in paesi così lontani non si sa mai...

Raccontami di Bangkok...
Dopo un lungo volo Milano-Bangkok (con scalo a Fiumicino e un forte stordimento dovuto al fuso orario) durato circa 12 ore, atterriamo all’aeroporto di Bangkok dove ad attenderci c’è Samsung, un ragazzo thailandese che, curiosamente, parla italiano con un forte accento veneto (scopriamo poi che aveva imparato la nostra lingua a Venezia) e che si rivelerà la nostra guida per i giorni di permanenza nella capitale. Una volta usciti dall'aeroporto, il primo impatto con la temperatura e l’altissimo tasso di umidità non è dei più piacevoli, ma non ci lasciamo scoraggiare, tanta è la voglia di scoprire la Thailandia. Bangkok, soprannominata città degli angeli, è semplicemente fantastica, ma sono sufficienti quattro giorni per visitarla tutta!

Figura mitologica all'interno 
dell' ex Palazzo Reale
Cosa ti ha colpito di più della capitale?
Si dice che sia una tra le città più inquinate al mondo… aspetto che prima della partenza sottovalutavamo, pensando: “Viviamo a Milano, cosa sarà mai un po’ di smog?!?”. Solo una volta là ci si rende conto che il tasso di inquinamento è facilmente percepibile. Abbiamo comunque voluto fare una prova: abbiamo indossato per mezz’ora una mascherina su naso e bocca, e quando l’abbiamo tolta aveva assunto una tonalità completamente nera, da non credere! A tal proposito, la nostra guida ci racconta che esistono dei locali, soprannominati “bar dell’ossigeno”, dove le persone possono ossigenarsi i polmoni.
Durante il trasferimento in pullman dall’aeroporto all’albergo, la nostra guida ci racconta quello che nel suo paese possiamo fare e quello che non dobbiamo fare, una sorta di “decalogo di sopravvivenza”. Prima ci insegna a salutare: Sawadika! Poi ci racconta che se in Thailandia rubi, ti tagliano una mano, ci fa notare che la testa è considerata dai thailandesi la parte più sacra del corpo umano, perciò ci consiglia di non toccarla mai, neanche ai bambini in segno di affetto. Samsung prosegue raccomandandoci di visitare i templi con pantaloni lunghi e scarpe chiuse e, soprattutto, di non rivolgere mai le punte dei piedi verso il Buddha, una volta seduti nel tempio: è una sorta di bestemmia! Samsung, sempre con la sua simpatica parlata veneta, ci spiega che durante gli acquisti è d’obbligo contrattare, fa parte della cultura locale. In questo modo si riesce a portarsi a casa qualsiasi cosa alla metà del prezzo iniziale. Non tutti i commercianti parlano inglese, ma intendersi è facile: loro scrivono un prezzo, voi cancellate e ne scrivete uno più basso e così via, fino a quando si arriva a un accordo. Noi non abbiamo mai avuto problemi… chiamano la Thailandia la terra del sorriso, ed è proprio così!


Fin qui tutti aspetti curiosi, ma ti ha colpito qualcosa in modo negativo?
Durante il viaggio in pullman, rimaniamo perplessi davanti ai quartieri residenziali con splendide ville circondate da giardini curatissimi e grattacieli moderni, sotto i quali si intravedono capanne di cartone con gente molto molto povera. Il divario tra ricchi e poveri balza agli occhi immediatamente, è sbalorditivo!

Ex Palazzo Reale
Quando inizia la visita della città?
Nel pomeriggio iniziamo con una panoramica generale della città, giusto per smaltire il fuso orario, e il giorno seguente cominciamo la visita vera e propria con l'ex Palazzo Reale, simbolo della città di Bangkok. Bangkok è da duecento anni la capitale del popolo Thai, fedele alla monarchia e al potere religioso. È curioso vedere quanti sono i cartelloni pubblicitari raffiguranti la famiglia reale sparsi per la città, per di più sono grandissimi e contornati con una cornice oro. Iniziamo la visita dei templi con scarpe chiuse e pantaloni lunghi, memori del “decalogo” di Samsung. Vi assicuro che con quel caldo i pantaloni lunghi non sono l’abbigliamento migliore ma, paese che vai, tradizioni (e regole) che trovi...
Nei templi dobbiamo toglierci le scarpe e lasciarle in appositi spazi e, una volta dentro, ci sediamo evitando di volgere le punte dei piedi verso il Buddha. C'è un guardiano che riprende chi si scorda questa regola.

Monaci in preghiera
Nei templi sei riuscita a incontrare i monaci buddisti?
Sì, nel Palazzo Reale incontriamo gruppi di monaci vestiti con tuniche arancioni che, seduti davanti al Buddha, cantano i loro mantra. Il Palazzo Reale non è solo un edificio, ma è un complesso di vari palazzi e templi, poiché ogni re succeduto a Rama I (che nel 1782 iniziò la costruzione del primo palazzo) ha voluto lasciare testimonianze di sé aggiungendo nuovi edifici. La visita è affascinante, ci lascia a bocca aperta: sale con intere pareti minuziosamente dipinte o ricoperte da mosaici e statue gigantesche raffiguranti personaggi mitologici, davvero unici! All’interno del palazzo visitiamo numerosi templi tra cui il Wat Phra Kaew, ovvero il Tempio del Buddha di Smeraldo, considerato il più sacro tempio buddhista in Thailandia. La caratteristica di questo Buddha è che gli cambiano l’abito ad ogni cambio di stagione.
Buddha Sdraiato
Da qui ci dirigiamo verso il Wat Pho, conosciuto anche come il Tempio del Buddha Sdraiato che deve il suo nome alla colossale statua con quasi 50 m di lunghezza per oltre 10 m di altezza. È talmente grande che hanno costruito l’edificio attorno alla statua. Lungo un lato del perimetro di questo tempi ci sono delle ciotole; subito ci chiediamo a cosa servano. Si tratta di un “rituale della fortuna” che inizia esprimendo un desiderio e prendendo una manciata di monetine da una grande ciotola. Si prosegue poi il percorso mettendo una monetina in ogni ciotola e alla fine, se termini o se non ti avanzano monetine, il desiderio si avvera! Ovviamente anche noi, da bravi turisti, per pochi bath (la moneta locale) decidiamo di sfidare la sorte ma siamo sfortunati, le monetine sono troppe…

Ma è stata una vacanza di sola cultura??
No, terminata la visita ai templi, decidiamo di fare un po’ shopping all’MBK center, uno dei centri commerciali nominati su tutte le guide turistiche, niente di che, solo prezzi molto economici. Mi stupisce che diversi asiatici mi fermino per strada per fare una foto con me… sono affascinati dai miei capelli ricci! Mi spiegano che nel loro paese è molto raro, perciò, sorridente, faccio le foto con loro.
La sera decidiamo di spostarci per la città con i tanto rinomati tuk tuk. Sono il mezzo di locomozione per eccellenza in Thailandia: si tratta di pittoreschi taxi a tre ruote (una sorta di ape car) guidati da abitanti locali, spesso in ciabatte o a piedi nudi. Anche per i tuk tuk è necessario contrattare ma sono molto molto economici, anche se si rischia la vita! Per evitare il traffico molto intenso della capitale, gli autisti salgono persino sulle aiuole a tutta velocità… Ci siamo visti morti contro la ruota di una ruspa, ma, fortunatamente, ne siamo usciti vivi! Ci diverte molto, una volta percorsi diversi chilometri, renderci conto che “qui ci siamo già passati”, e non ci sbagliamo: il conducente non sapeva dove fosse la nostra meta e, dopo essersi smarrito, si ferma a chiedere indicazioni praticamente a tutti. Giunti a destinazione, entriamo in un ristorante thailandese (Bassaracum, vi fornisco l’indirizzo, da verificare) dove quattro cameriere con abiti tipici ci accolgono e ci accompagnano al tavolo. Durante la cena, dove abbiamo mangiato ben poco (non conoscendo i piatti e neanche la lingua è stato difficile mangiare), una ragazza suona la cetra; l’atmosfera è molto carina, ma si congela per la forte aria condizionata!

Quando hai visitato il mercato nel famoso quartiere a luci rosse?
Il giorno seguente, in serata… Però prima visitiamo il tempio Wat Traimit dove si trova il Buddha d’oro più grande del mondo. La statua pesa 5,5 tonnellate ed è alta 4,5 m. Nel pomeriggio la nostra guida ci porta a vedere una fabbrica dove lavorano i diamanti, l'ambiente è un po’ particolare, soprattutto per l'acquario con gli squaletti! La sera, arriva la tappa obbligatoria al mercato più famoso di Bangkok: Patpong. Il mercato apre verso le 6 di pomeriggio e chiude a mezzanotte e, come hai detto prima, è situato nel quartiere a luci rosse della città ma è un vero e proprio regno dello shopping. Compriamo un sacco di cose: magliette, borse, oggetti di legno a prezzi davvero stracciati rispetto ai canoni a cui siamo abituati. Un consiglio sorge spontaneo: se andate in Thailandia, andateci con la valigia mezza vuota… è un problema quando devi fare i conti con lo spazio in valigia!

E quando arrivano mare e relax?
Il giorno successivo, trasferimento aereo sull’isola di Phuket: finalmente mare, anzi oceano! Preciso questo aspetto perché il mare l’abbiamo visto poco. Le persone del luogo ci hanno sconsigliato di fare il bagno nell’oceano perché a causa di forti mulinelli, durante quella stagione erano già morti 30 turisti, per cui non rischiamo e ”pucciamo” solo i piedi… già in 20cm d’acqua è facile sentire come la sabbia tiri verso il mare aperto. Fortunatamente, il nostro albergo ha una piscina a dir poco paradisiaca e sulla spiaggia ci offrono massaggi terapeutici. Noi, su suggerimento del receptionist dell’albergo, ci affidiamo alle donne anziane perché dicono che siano le migliori. In effetti i loro massaggi sono davvero rilassanti, nonostante camminino sulla nostra schiena.


Cottage del Club Andaman Beach Resort
La vostra sistemazione si è rivelata una buona scelta?
Il nostro albergo è il club Andaman Beach Resort a Patong Beach, un complesso immerso in un parco composto da un albergo e da cottage davvero carini ma visto il costo, al momento della prenotazione, avevamo optato per una normalissima stanza d’albergo. Ma, al momento dell’assegnazione della camera, ci dicono che il receptionist, sbagliandosi, ha assegnato la nostra camera a un’altra coppia! Questo ci infastidisce molto, ma il direttore dell’albergo ci propone di alloggiare in un cottage! Il cottage è molto caratteristico, salvo qualche geko che cammina per la camera; d’altra parte, il cottage è fatto di paglia e legno e qualche buco c’è, ma non ci lamentiamo. Altro animale caratteristico è la lumaca (20 cm di lunghezza) che cammina davanti alla nostra porta d’ingresso; ma l’animale più presente nel resort è certamente la scimmia alla quale ci dicono di stare attente perché ruba le borse e, soprattutto, lancia noci di cocco dagli alberi. In Thailandia il rischio di trauma cranico è molto elevato. Un'altra particolarità dell’albergo è il piano terra che ha solo colonne portanti: il motivo è dovuto ai monsoni che stagionalmente colpiscono l’ isola. Questa struttura crea una via d’entrata e di uscita per i monsoni, evitando che il forte vento e le piogge distruggano l’albergo.

E l'isola di Phuket è turistica come dicono?
Phuket è un’isola moolto turistica, ristoranti e negozietti predominano le vie del centro. Ma per fare acquisti è sicuramente più conveniente il mercato di Patpong di Bangkok. Sono numerose le spiagge dell’isola: Paradise Beach, Kata Noy Beach e Karon Beach ed è possibile spostarsi da una spiaggia all’altra con un motorino o con i soliti tuk tuk. Un ristorante da non perdere è Dino, sulla strada principale di Karon: si mangia in una foresta ricostruita con una cascata e un ambiente davvero suggestivo (anche economico), soprattutto per i bambini.

Hai visitato l’isola del famoso film “The beach”?
Già dall’Italia ci immaginavamo sguazzare nelle acque dell'isola del film di Leonardo Di Caprio ma purtroppo, una volta sull’isola, ci sconsigliano di visitare Phi Phi Leh a causa del fortissimo vento.

Safari sugli elefanti
Dispiaciuti ripieghiamo su un’altra escursione, il safari sugli elefanti. Guardiamo con scetticismo questo tour “di ripiego”, invece si rivela divertente. Il tour inizia con un bel giro in elefante in mezzo alla foresta. I “conducenti” degli elefanti sono davvero carini con noi, si avvicinano alle piante di gomma e le incidono per darcene un po’ e ci regalano un anello fatto con i crini d’elefante. Proseguiamo con un po’ di trekking fino alla cascata Maewang dove facciamo una sosta e dove iniziamo un tour su una jeep che sfreccia letteralmente su strade non asfaltate in mezzo alla natura. L’escursione si conclude con l'”elephant show”, una cosa prettamente turistica ma simpatica da vedere: gli elefanti si muovono a ritmo di musica, giocano a calcio e dipingono con un pennello.

Dopo una vacanza indimenticabile e quasi un’intera giornata trascorsa su aerei e negli aeroporti, rientriamo in Italia…
Non ci resta altro da dire se non Sawadika, al prossimo post!

M'n'N